I personaggi – Il popolo milanese


Tra il 1812 e il 1816 Porta scrisse Desgrazzi e Olter desgrazzi de Giovannin Bongee, La Ninetta del Verzee, il Lament del Marchionn di gamb avert. Sarto il Bongee, pescivendola ridotta a prostituta Ninetta, ciabattino il Marchionn: tre popolani che narrano da sé la propria storia, in un continuo andirivieni fra comicità e dramma. Ingenui, fieri, struggenti, spassosi, chiedono amore e giustizia, ma trovano inganni e solitudine nella crudele, fascinosa Milano che si muove intorno a loro.



GIOVANNIN BONGEE

Operaio laborioso e marito fedele, Giovannin Bongee si sfoga con un “Illustrissimo” signore, raccontando le angherie subite da militari e autorità. Che si trovi a fronteggiare l’arroganza di una ronda o le pretese di chi vorrebbe fare i propri comodi con sua moglie, il risultato è lo stesso. Dietro il coraggioso orgoglio proclamato con parole di fuoco si intravede – ridicola in apparenza, amara nel profondo – la realtà della sottomissione di un debole, regolarmente insultato, schernito, percosso da chi abusa del proprio potere.

1. Una ronda di soldati ferma il Bongee

«traccheta! sto asnon porch del Monferaa / el me sbaratta in faccia el lanternin» (Desgrazzi de Giovannin Bongee, vv. 21-22)

Ill. anonima in C. Porta, T. Grossi, Poesie milanesi con alcune inedite, Milano, Serafino Muggiani, 1874, p. 17

2. Il Bongee strapazzato dal dragone francese

«e mì sott cont on anem de lion, / e lu tonfeta! on olter scopazzon» (Desgrazzi de Giovannin Bongee, vv. 131-132)

Ill. di Gianfilippo Usellini in C. Porta, Poesie scelte, Milano, Toninelli, 1945, p. 80

3. Il litigio col pompiere

«el me dà on pugn e el dis: Tasi là can, / che te fotto in platea, saprament!» (Olter desgrazzi de Giovannin Bongee, vv. 147-148)

Ill. anonima in C. Porta, Opere complete in dialetto milanese, Milano, Paolo Carrara, 1865, p. 24

4. I soldati sedano la rissa fra il Bongee e il lampionaio

«Lì ne vegnen adoss cont i baston / come fudessem can senza collett» ( Olter desgrazzi de Giovannin Bongee, vv. 325-326)

lll. di Francesco Gonin in C. Porta, T. Grossi, Poesie scelte in dialetto milanese, Milano, Tipografia Guglielmini e Redaelli, 1842, p. 49

LA NINETTA DEL VERZEE

È la creatura più audace del mondo portiano. Giovane pescivendola al mercato del Verziere si innamora del Pepp, che da tenero amante si trasforma in sfruttatore. Ridotta a prostituirsi per sopravvivere, Ninetta racconta senza ipocrisie a un cliente la storia della sua innocenza tradita, in un vertiginoso alternarsi di toni, che la vedono ora allegra ora rancorosa, languida, disperata. A lungo scambiato per un divertissement libertino, solo nel Novecento il poemetto è stato riconosciuto nel suo valore di potente testimonianza sulla violenza di genere.

1. La Ninetta racconta la sua storia

«e poeù coss’eet de fà? l’è venerdì, / gh’è minga d’opra: descorremm on poo» (La Ninetta del Verzee, vv. 14-15)

Ill. di Gino Sandri in C. Porta, Poesie edite e inedite, Milano, Ulrico Hoepli, 1929, p. 502

2. L’ossessione della Ninetta

«Mì el mè Pepp el vedeva de per tutt / e semper ghe l’aveva de denanz» (La Ninetta del Verzee, vv. 89-90)

Ill. di Ernesto Treccani in C. Porta, I capolavori, con appunti di Franco Loi, Busto Arsizio, Bambaia, 1976, p. 89



3. Ritratto della Ninetta

«No gh’aveva olter pù che el lecc, i scagn, / la cros de perla e quatter strasciarij» (La Ninetta del Verzee, vv. 265-266)

Ill. di Renato Guttuso in C. Porta, Poesie, a c. di D. Isella, Milano-Napoli, Ricciardi, 1958, p. 101

4. Al termine del racconto la Ninetta si concede

«dammel car... toeù... l’è tova... ah dio!... ciccin...!» (La Ninetta del Verzee, v. 343)

Ill. anonima in C. Porta, Raccolta completa delle poesie inedite con aggiunta di altre anonime, Italia, 1826 [ma 1850/60], p. 53


IL MARCHIONN DI GAMB AVERT

Ciabattino per mestiere, suonatore di mandolino per passione, il Marchionn dalle gambe storte rivolge il suo lamento a chi come lui ha patito le pene di un amore infelice. Le sue disgrazie iniziano quando incontra la prorompente Tetton, in una notte di carnevale. Crudele e spregiudicata, questa maliarda plebea lo trascina insieme al lettore su e giù fra sale da ballo, osterie, case di ringhiera. L’ingenuo Marchionn dal matrimonio esce malconcio: tradito, umiliato, abbandonato con un bimbo non suo da accudire. A salvarlo dalla disperazione è il cuore grande.

1. Ritratto del Marchionn

«De gionta anca sonava / fior de sonad in sull’armandorin» (Lament del Marchionn di gamb avert, vv. 21-22)

Ill. di Giuseppe Elena in C. Porta, Poesie in dialetto milanese, Milano, Francesco Pagnoni, 1854, p. 38

2. Ritratto della Tetton

«e infin riva el mè amor / la cara Tetton d’or, el mè deliri» (Lament del Marchionn di gamb avert, vv. 219-220)

Ill. di Riccardi - Sacchi - Achille in C. Porta, T. Grossi, Poesie scelte in dialetto milanese, Milano, Tipografia Guglielmini e Redaelli, 1842, p. 93

3. Il Marchionn sorprende la Tetton con i soldati

«e vun de fianch del lecc / l’eva adree a lazzà el bust a la Tetton» (Lament del Marchionn di gamb avert, vv. 371-372)

Ill. anonima in C. Porta, T. Grossi, Poesie milanesi con alcune inedite, Milano, Amalia Bettoni, 1869, p. 302

4. Il Marchionn trova la casa svaligiata

«troeuvi netta la cà / de possegh ballà denter la monfrina» (Lament del Marchionn di gamb avert, vv. 971-972)

Ill. di Gianfilippo Usellini in C. Porta, Poesie scelte, Milano, Toninelli, 1945, p.64